Addio Land of Munchkins, io vado a farmi un viaggio!

28 nov

IL 6 NOVEMBRE NASCE http://www.thetraveleater.com/.

Si tratta del mio nuovo blog – con il quale abbandono thelandofmunchkin.
Genere e ambizioni differenti: pubblico giornalmente recensioni, consigli, suggerimenti per giovani globe-trotter senza troppi soldi in tasca, ma con la voglia di scoprire nuovi luoghi, prospettive e sapori. Attraverso la fotografia e l’ironia, cerco di trasmettere il mio modo di viaggiare – senza voler insegnare nulla, ma chiacchierando, come tra amici.
Non è perso il piglio diretto alla “Lucy Van Pelt” :) le buone recensioni sono tutte guadagnate!

Potete seguire thetraveleater su blogger, facebook, twitter, bloglovin‘ e vedere le mie foto su flick (anche cliccando il widget qui accanto).
Spero vi piaccia e che continuerete a leggermi!

A presto su thetraveleater.com !

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Chissà se a Severino piace Kerouac

13 feb

“I have lots of things to teach you now, in case we ever meet,
concerning the message that was transmitted to me under a pine tree
in North Carolina on a cold winter moonlit night. It said that
Nothing Ever Happened, so don’t worry. It’s all like a dream.
Everything is ecstasy, inside. We just don’t know it because of our thinking-minds.
But in our true blissful essence of mind is known that everything is alright
forever and forever and forever. Close your eyes, let your hands
and nerve-ends drop, stop breathing for 3 seconds, listen to the silence
inside the illusion of the world, and you will remember the lesson
you forgot, which was taught in immense milky way soft cloud innumerable worlds
long ago and not even at all. It is all one vast awakened thing. I call it the golden eternity.
It is perfect. We were never really born, we will never really die. It has nothing to do
with the imaginary idea of a personal self, other selves, many selves everywhere:
Self is only an idea, a mortal idea. That which passes into everything is one thing.
It’s a dream already ended. There’s nothing to be afraid of and nothing to be glad about.
I know this from staring at mountains months on end. They never show any expression,
they are like empty space. Do you think the emptiness of space will ever crumble away?
Mountains will crumble, but the emptiness of space, which is the one universal essence
of mind, the vast awakenerhood, empty and awake, will never crumble away because
it was never born.”

Jack Kerouac — Selected Letters 1957 – to his first wife, Edie.

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Well! Here Comes Ol’ Charlie Brown!

2 ott

Una delle prime pagine del volume Celebrating Peanuts: 60 Years, disponibile su Amazon.com

Dopo un lungo silenzio estivo, non si può non dedicare nemmeno una riga (altro che critica, questo sta diventando un blog di celebrazioni..!) ai 60 anni dalla prima striscia di Charles M. Schulz dedicata ai Peanuts, la geniale gang di bambini che rispecchiano l’America, l’umano, la società, la religione, l’affetto, i rapporti, il pensiero nei suoi paradossi e nelle sue potenzialità.

Solo bambini “perchè gli adulti non ci starebbero dentro alle strisce” -disse una volta l’autore-, ma è chiaro che non si tratti di una questione di spazi. La spontaneità e la semplicità delle storie e dei personaggi sono la loro vera genialità. Il loro intreccio crea milioni di mondi paralleli, di personaggi solo sognati (Joe Falchetto, L’asso della Prima Guerra Mondiale, il Barone Rosso, il Grande cocomero, la stessa Ragazzina coi Capelli Rossi), di sogni di bambini nei quali si ritrovano tutti.

Grazie Schulz, grazie Charlie Brown.

…Tanti auguri allora agli eterni Charlie Brown (il buon vecchio Charlie Brown), Lucy (la mitica scorbutica), Linus (l’intellettuale fragile e ingenuo), Schroeder (il pianista talentuoso e indifferente), Sally (la geniale critica alle convenzioni e alla società), Frieda (e i suoi riccioli naturali), Piperita Patty (il maschiaccio affettuoso), Marcie (la secchiona timida) e poi Woodstock (che ancora sogna la mamma) e i suoi amici (gli uccellini scout ghiotti di pane degli angeli), Snoopy (l’impareggiabile, intramontabile bracchetto) e i suoi fratelli (Spike, il magrolino del deserto che a natale decora i cactus non sapendo a che spina collegare le luci resterà sempre il mio preferito) e tutti gli altri della banda.

La prima apparizione di Charlie Brown, nel 2 ottobre del 1950

“Non fingo di essere modesto. Non sono certo un intellettuale e non penso neanche di essere molto intelligente. Davvero. Credo di essere spiritoso.

E credo di sapere come trattare la superficie di un argomento e tirarne fuori abbastanza materiale da usare per far pensare che io ne sappia molto. Ma non c’è bisogno di sapere troppo per essere un disegnatore di fumetti. Quindi non ho mai pensato neanche lontanamente che il mio sia un fumetto intellettuale. Sono felice che lo sia, ma non ci ho mai pensato, volevo soltanto disegnare qualcosa di buono.”

Charles M. Schulz

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Quando il Giorno incontra la Notte

11 lug

Quando il Giorno incontra la Notte è il geniale cortometraggio d’animazione 3D diretto da Teddy Newton e prodotto da Pixar che si ha il piacere di vedere prima di Toy Story 3 al cinema.

[inizialmente avevo trovato su youtube il cortometraggio integrale da 6 minuti, così come lo si vede al cinema. Chiaramente la Disney l'ha fatto rimuovere per motivi di copyright. Così non si trova in rete niente di meglio di questo making e dei clips da al massimo 15 secondi. Mi è parso comunque interessante anche sentire le due parole che qui fanno dire agli autori.]

Giorno, quando si sveglia, crede che il mondo finisca col suo mondo, con le sue mucche e i prati verdi. Poi incontra Notte e se ne stupisce, si incuriosisce, stuzzica le pecore che saltano la staccionata. Quando Notte si sveglia e i sue si incontrano, si spaventano. Si spaventano della loro similitudine nel di fuori e della loro opposizione del di dentro.

la locandina del cortometraggio (2010)

Primo passo: il rifiuto. Giorno tocca Notte e se ne schifa, se ne va. Ma Notte ora che ha visto Giorno non può rassegnarsi di fronte il suo rifiuto. Si guarda e non vede nulla che possa giustificare la reazione di ripudio del tuo opposto.

Quindi, secondo momento: il conflitto. Notte insegue Giorno per dar prova di sè. Lo deride, lo picchia (che bello quel pezzo, tra le paperelle e il taglialegna).

Terzo passo: l’invidia. E nell’invidia, è chiaro, c’è un po’ d’ammirazione, c’è il peso del rispetto. Notte invidia a Giorno la fanciulla al sole e poi le ragazze in piscina. Nella Notte c’è la solitudine.

Allora inizia la gara, quarto stadio: ognuno mostra il meglio di sé. E così nasce l’amicizia, iniziano a ballare insieme a Las Vegas, istintivamente, immediatamente.

Poi, quinto: la radio. I due, insieme ascoltano una lettura di Wayne Dyner degli anni 70 sul valore del nuovo e del diverso, sulla bellezza del mistero. Si guardano, si commuovono, forse si vergognano.

Ed ecco il miracolo: il sole in Notte sorge e in Giorno tramonta. C’è un momento in cui nulla di loro li rende l’uno diverso dall’altro. Si abbracciano e ballano della loro trovata unione.

Finchè, in ultimo, l’alba e il tramonto fanno della Notte il Giorno e del Giorno la Notte. la Forma del Giorno-ora-Notte resta quella, lui è sempre lui. Ma il suo di dentro, il suo mondo è quello opposto, quello della Notte – e viceversa per il suo nuovo amico. Entrambi sono stati la loro antitesi e ora gioiscono della loro metamorfosi, del ribaltamento.

Hegeliano!

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Disegnami una pecora

29 giu

il Saint-Exupéry di Hugo Pratt, nella graphic novel "l'ultimo volo"

A 110 anni dalla nascita del sommo Antoine de Saint-Exupéry, non è possibile recargli omaggio – se non leggendolo. Ancora una volta.

qui il PDF )

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I

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno.

Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale.

Eccovi la copia del disegno.

C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla.

Dopo di che non riescono piu’ a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”.

Meditai a lungo sulle avventure della jungla.

E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno.

Il mio disegno numero uno. Era cosi’:

Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava.

Ma mi risposero: “ Spaventare? Perche’ mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” .

Il mio disegno non era il disegno di un cappello.

Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.

Affinche’ vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.

Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.

Il mio disegno numero due si presentava cosi’:

Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.

Fu cosi’ che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore.

Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato.

I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

Allora scelsi un’altra professione  e imparai a pilotare gli aeroplani.

Ho volato un po’ sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi e’ stata molto utile.

A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza e’ di grande aiuto.

Ho conosciuto molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi.

Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino.

Ma l’opinione che avevo di loro non e’ molto migliorata.

Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato.

Cercavo di capire cosi’ se era veramente una persona comprensiva.

Ma, chiunque fosse, uomo o donna,  mi rispondeva: “E’ un cappello”.

E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle.

Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte.

E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.

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Saremo ancora i buoni, qualunque cosa ci accada? (The Road, John Hillcoat, 2009)

12 giu

Non ho letto il libro (il romanzo di McCarthy La Strada) questo va detto subito.

Ma parlo del film (è ancora nelle sale)

The Road di John Hillicoat, 2009, In concorso alla 66 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e presentato al Toronto Film Festival

Sarebbe un lavoro sterminato commentare tutto ciò che il film dice, mostra, trasmette. Ogni scena è evocativa, significativa, eloquente. Credo che si presti bene la versione cinematografica per quanto riguarda l’impatto emotivo. Le scene vengono scaraventate davanti allo spettatore che non può rifugiarsi in un’immaginazione indulgente. Quello che si vede è quello che la storia mostra, non c’è scorciatoia.

Ma andiamo per ordine. Il sottotitolo è emblematico ” quando la cività finisce, la lotta per la sopravvivenza inizia”. Un rovesciamento dunque: la lotta alla sopravvivenza è ben prima della civiltà, è nella civiltà, è l’Uomo. Significativo anche il fatto che non ci sia nome proprio tra i personaggi principali. Un uomo, un bambino, lei. Papà, figlio, mamma. Mai un nome. Non sono nessuno. Sono tutti noi.

La grigia taiga sconfinata che è diventato il mondo in un tempo imprecisato è lo scenario di una storia solitaria che parla dei legami. Parla di buoni e cattivi quando questi non possono più distinguersi. Dove l’egoismo è imposto o autoimposto, dove “importa solo il cibo, il cibo e le scarpe” come dirà l’uomo all’inizio del film, calpestando delle banconone senza nemmeno accorgersene. Sì, il cibo e le scarpe. Le scarpe per potersi muovere, per iniziare un cammino verso un “sud” che non è una vera meta, senza credere davvero di trovare una terra da nessuno promessa che possa salvarli dal disastro di una giungla senza vita, dove il cannibalismo è il mostro contro cui lottare. E quindi è l’uomo, il mostro. Perchè non c’è fantascienza, non c’è il deus ex machina nè tra i buoni nè tra i cattivi. Solo uomini e un paesaggio morente, un pianeta che si squarcia e gli alberi secchi che schiacciano chi c’è sotto al momento della loro caduta.

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Great minds think alike

26 mag

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Nuovi ghetti

20 mag

Il misterioso "spartitraffico" apparso stanotte a NYC. foto di Mark Arms

Stanotte, a New York, sulla 5th Avenue, altezza Chelsea, il marciapiede si è misteriosamente diviso in corsie. (la cosa ha già fatto il giro del web(io arrivo tarrdi)lo si legge su Repubblica.it, ma la fonte originaria è The Awl.com) Si pensa all’opera di un artista. (che già mi piace).

Si farebbe leggere come una satira all’esagerazione frenetica newyorkese per cui si coverebbe questo desiderio illegittimo di dividere i workaholic dai fashion-addicted, “il dovere dal piacere”.

Un campanello d’allarme, un avvertimento, una risata amara di quasi superiorità nel vedere dall’alto le formichine¹ che non si fermano mai, dimenticandosi di guardarsi addosso e di guardare gl ialtri?(gli artisti “satirici” hanno un po’ questa presunzione del punto di vista esterno e obiettivo).

Un po’ come se poco ci mancasse a fare, pure dei turisti, una “razza” da trattare con bastone e carota?(carota “solo perchè” è il turismo che tiene in piedi una bella fetta del colosso economico della Grande Mela)(bastone è “scomodo averli tra i piedi quando si ha fretta”)

Quello che è certo è che quando si iniziano a fare le linee di demarcazione, di estremi si sta parlando.

Il fatto è: quand’è che s’esagera?

Esiste ancora il vecchio in medio stat virtus?

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Supereroi. Identità segreta di una società disorientata 3/4

4 mag

I supereroi fanno ormai inscindibilmente parte dell’immagine convenzionale degli Stati Uniti. Non solo incarnano ideali e valori propri del “mito americano”, ma riflettono anche il modo in cui questi valori si sono andati a formare nella società. Il supereroe è, per definizione, incarnazione del principio di autorità, dell’eguaglianza e della tolleranza, è protettore prima di tutto della stabilità e dell’ordine sociale. Anzi, il motivo per cui l’eroe appoggia la causa del Bene è spesso, in realtà, un ideale alla base dell’utopia americana, se non esplicitamente espresso nella Dichiarazione di Indipendenza o nella Costituzione.

Dunque, il supereroe rispecchia e reagisce parallelamente alla situazione sociale e ai conflitti politici del mondo reale: un perfetto esempio è Capitan America, il quale non è un simbolo statico e immutabile, ma anzi, proprio grazie alla costante sintonia con la dialettica sociale, va a realizzare la più potente immagine dello spirito orgogliosamente made in Usa.

Da The Amazing Spider-man #36, numero speciale dedicato a Ground Zero

In questo contesto, sarebbe impossibile che gli eventi dell’11 settembre 2001 non avessero lasciato la loro indelebile traccia nel mondo fumettistico. L’immaginario collettivo, in seguito allo shock per l’attentato, rimane fortemente ferito e indissolubilmente segnato: a vacillare è proprio il tanto celebrato spirito e sentimento patriottico.

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Colpevolezza e furbizia

25 apr

Jonnhy Depp nei panni di Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street. da Broadway a Tim Burton (2007)

Ieri mattina leggo sulla mia home page quest’articolo su un barbiere che dopo una telefonata anonima, viene arrestato per coca. Peccato che dopo un mesetto, la consulenza tecnica annuncia che la polvere trovata nella sua auto avrebbe giusto potuto addolcire il caffè: nella bustina infatti c’era solo zucchero. La stessa notizia, riportata sul Leggo aggiunge pure alla fine:

Indagini sono ora in corso per accertare chi sia il responsabile della falsa segnalazione.

Ora mi chiedo, in questa storia di equivoci, quali sono i buoni e i cattivi? Nel caso in cui il barbiere scagionato tenesse in macchina la bustina di zucchero comprata come fosse coca e convinto che coca fosse, è innocente? E’ la vittima di un pregiudizio, di una malalingua? I carabinieri hanno anche da chiedere scusa e da cercare il colpevole di tutto, ossia il segnalatore anonimo?

Traggo spunto per dire: se si sbaglia il colpo (involontariamente) non importa il fatto che tu volessi fare il colpo? E’ qui che morale e politica si dividono? Se per la morale, intenzioni e credenze sono importati, quando la legge può (o addirittura deve) infischiarsene?

Ma se rapino una banca vuota, esco senza nemmeno un soldo, innocente come prima?(E il tentato omicidio?)

A che punto, nello svolgersi del mio piano, sono coplevole anche legalmente?

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